Donne sul precipizio #Violapensiero 47

21.05.2017

Salvare dal suicidio una vita, anche solo una vita, è una cosa che dà un senso alla vita, e rende degna di essere vissuta un’esistenza bruciata al fuoco ardente di una psichiatria umana. Cosa ancora più importante se si pensa, ed è una esperienza significativa, che ad un suicidio fallito non si accompagna di solito la ripetizione del tentato suicidio, e questo avviene in particolare quando si tratti di una donna. La possibile motivazione? La donna chiede di essere aiutata, si analizza molto meglio dell’uomo, ricerca le ragioni del suo tentato suicidio, ripensa al valore della vita, e dà una diversa importanza alla speranza, e ai valori che il suicidio avrebbe cancellato: a quelli della fiducia lacerata, alla angoscia e alla disperazione delle persone care. L’ascolto gentile. Racconti clinici, di Eugenio Borgna – Einaudi 2017


Oggi sono tornata più volte su questo pezzetto di capitolo. E’ quello dedicato a Francesca e al suo desiderio di farla finita. Viene dopo quello del manicomio. E dopo di lei il capitolo sulla depressione di Anna. Una lettura abissale eppure perfino religiosa, perché Borgna, nella sua laicità

di psichiatra, è davvero devoto alla vita e alle anime che la sconfinano generando nuovi mondi possibili – per noi banalmente malattia – che lui sceglie di abitare comunque come universi altri. E’ devoto con le scelte della sua vita professionale. E’ devoto con la scelta delle parole.

Non riesco a staccarmi da queste righe.
Sono quasi imbarazzanti per una donna.

E’ un “complimento”, certo statistico, ma pur sempre un apprezzamento autorevole che il prof. Borgna rivolge alla comunità femminile.
La cifra, seppur nell’orlo del baratro, che crea una differenza, un margine di speranza.

Francesca potremmo essere tutte noi. E’ arrivata al fantasma della fine perdendo una persona cara, una sorella che la fine invece l’aveva scelta. Francesca stava bene, aveva famiglia ma viene inghiottita dal dolore della perdita e della mancanza di senso.

Strazianti le pagine in cui descrive la vita sul “cornicione” di Francesca.
Ho sentito parti di me alle quali non riesco a dire addio per sempre. Si rimane segnati dal dolore. Si ripara, ma la crepa rimane.

Eppure Borgna ci dice che siamo donne competenti anche quando tutto sembra ormai azzerato.
Quando vorremmo solo morire.
E’ la competenza del dolore.

A noi è affidata? 

Chiedere. Analizzare. Ricercare. Ripensare. Dare importanza. 

I nostri verbi detti da un uomo. Continuo a rileggerli.
Non siamo sole.

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