E noi cosa lasceremo in voto dopo il virus? VIOLAPENSIERO n. 56

21.03.2020

Un posto che amo moltissimo è stato costruito come voto per la salvezza dalla peste. Un “genius loci” per non essere stati spazzati via tutti della famiglia Barbarigo. Sì, quella (anche) del famoso Gregorio. La meraviglia dei Giardini di Valsanzibio , di cui noi godiamo oggi tutta la bellezza, la significanza e la simbologia, sono il dono di un tempo “storto” come quello che stiamo vivendo. Non ho nulla da dire più forte o più importante di altri su questo tempo. Solo tanto silenzio e una domanda che mi guida nel tempo della paura – meglio confessarla: e chi non ce l’ha? – ed è questa: noi cosa possiamo promettere per la salvezza? Quale genius loci possiamo mettere ancora in campo?

Umilmente, la dote del giardiniere-poeta*, ogni giorno nell’isolamento curo il giardino.
Non è mio, è solo in prestito. Finché dura, come la vita. Poi sarà comunque. Perché i giardini hanno un’anima che supera le bufere, le pesti, le separazioni.
Ho seminato. Ho sistemato. Ho potato. Ho posato.

Domenica arriva la neve di nuovo, ma la semina è il mio voto.
Un atto di resistenza in un tempo sradicante.

Ognuno lasci qualcosa per il dopo.
E chi può lasci il maestoso, l’incontro delle arti.
Un posto dove i morti diventino bellezza del futuro.
Tutti quei morti senza degna sepoltura possano vivere nello spirito di una creazione.

 

*per approfondire consultare il saggio “Jorn de Précy. E il giardino creò l’uomo. Un manifesto ribelle e sentimentale per filosofi giardinieri” a cura di Marco Martella (Edizioni Ponte alle Grazie 2019)

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