La sorellanza/sisterhood di Piccole donne – VIOLAPENSIERO N. 53

29.01.2020

Imparare la sorellanza anche da figlie uniche? Libri, audiolibro, film del ’49 e del ’94 … Piccole donne e Piccole donne crescono si era già diffuso nella nostra casa come un profumo a cui rimanere fedeli per sempre. Il nuovo film, almeno dal trailer, non era però allettante per mia figlia. Sentenziò con la consueta sicurezza, simile proprio a quella di Jo March, “Non sono abbastanza povere da quello che si vede nel trailer”. L’abbondanza bulimica dell’impianto scenografico e dei costumi del film di Greta Gerwig per lei era una connotazione negativa, una lontananza non apprezzabile dalle sensazioni donatele dal romanzo.

Come darle torto per un romanzo che si apre con la frase

E’ bruttissimo essere poveri!

L’incipit, come d’altronde la fine, rimane sempre la nota dominante di un testo. Trovo comunque imprescindibile ascoltare cosa colgono i nostri figli degli adattamenti cinematografici di fonti letterarie. I più piccoli, privi di concettualizzazioni, colgono differenze sostanziali che a noi rischiano di sfuggire troppo presi a razionalizzare la narrazione.

Alla fine abbiamo comunque visto la nuova versione al cinema di Piccole donne che ha sicuramente apprezzato anche se in cima al podio del suo gradimento rimane quella della regista australiana Gillian Armstrong. Perché?

Direi perché la “sisterhood” viene ancora prima di “sisterhood is powerful” (inno dichiarato del femminismo americano di seconda ondata). La sorellanza è la dimensione letteraria del femminismo. di cui la stessa autrice Louisa May Alcott era intrisa fino al midollo. La letteratura ha bisogno della sorellanza o del femminismo? E il cinema di cosa ha bisogno? E i nostri piccoli?

Nell’ultima trasposizione della Gerwig si discute continuamente attorno ai temi del femminismo: dal desiderio ossessionante di Jo di non concedersi ai sentimenti alla questione, a tratti filosofica, della cifra economica del matrimonio da parte di Amy. Un livello semantico, seppur interessante ma non così aderente in termini di linguaggio al romanzo, che  può interessare alle bambine?

Le bambine (i bambini?) colgono sicuramente di più la sorellanza che il femminismo perché la famiglia, e non il dibattito donna-famiglia-lavoro, è ancora il centro della loro esistenza. Colgono la potenza nel romanzo di quella madre capace di educare alla sorellanza senza tradire l’unicità di ciascuna delle quattro figlie. La sorellanza che consente di arrivare a realizzare pienamente la loro vita senza sentirsi schiave del mondo maschile, ma imparando a farlo proprio in questo legame affettivo di grande verità e autenticità.

Per questo Laura Dern va benissimo per fare l’avvocato “tosta” nel bellissimo Marriage story – Storia di un matrimonio, come icona di un femminismo feroce, ma non altrettanto per fare la salda mamma March. Seppur non vera protagonista del romanzo, la signora March come una donna “filanda” assicura che la spiritualità della sorellanza non venga mai tradita dalle figlie ma interiorizzata appieno nelle loro vocazioni. Non a caso la Alcott lascia a lei l’ultima parola in Piccole donne crescono:

Oh ragazze mie, per quanto lunga sia la vostra vita, non potrei augurarvi una felicità più grande di questa.

La felicità di averle educate a pensarsi insieme anche se ognuna pienamente integrata nella sua nuova vita da adulta. 

 

 

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