Mamma, sono come una lavagna. #violapensiero n°50

17.04.2018

Questo cinquantesimo Violapensiero è per lei.

Ogni figlio è una musa.
Una musa, non un eroe.
Una musa, non un semidio.
Una musa, non un modello.
Una musa, non un campione.

Una musa per affettare la vita, per darle un morso, per sentirne il sapore, per non lasciarla scappare tra scanzonata idiozia, rilassato squallore e frenetica scontentezza.

Come non accorgersi di questa cifra ispirativa mentre guidando lei – come tanti altri bimbi – ti racconta la sua comprensione dell’esistenza:

Sai, mamma, io ricordo tutto. Mi ricordo di come papà tagliava il legno in officina. Di come batteva i suoi utensili. Dei pezzetti di legno che scartava per sé e allora mi chiamava per darmeli. Io correvo a prenderli e poi ci giocavo. Sì, mi ricordo tutto perché sono come una lavagna. Le lavagne, mamma, non dimenticano nulla. Anche se cancelli, loro trattengono. Quei piccoli segni che rimangono sulla lavagna, anche dopo che hai cancellato, hai presente? Ecco, anch’io sono così.

Viola, 7 anni. La mia musa.

E ciascun genitore conosce i versi della sua musa, delle sue muse per chi ha la fortuna di avere più di un figlio… maschi o femmine, poco importa sempre di poesia si tratta. La poesia della lavagna.

Bambini.

Poeti nelle nostre giornate piene di ovvietà e di obiettivi.
Sorgenti gelide e tormentate della nostra spiritualità.

Mi ha raccontato sorridendo la sua capacità di trattenere il ricordo del padre mancato. Mi ha narrato con fare trepidante ciò che un adulto avrebbe spiegato con le tinte grige della sofferenza.

Gloria, sei.
Mi porti nei cieli, musa.
Dove io non so andare.

Di amore eterno è la gratitudine di un genitore.


Scrivendo Il corredo invisibile sento di avere esplorato, in forma narrativa, la genitorialità proprio dalla prospettiva poetica dei bambini. Ho cercato di farlo in ognuno dei 25 racconti aiutandomi anche con gli albi illustrati e inoltrandomi talvolta anche nel bosco – con non poco rischio – dell’adolescenza, con le sue insidie che aprono a generi letterari ben diversi dalla poesia ma, ammettiamolo, non meno autorevoli e, infine, di certo non meno raffinati.

Chiudevo gli occhi, cercavo dentro di me tutto quello che avevo respirato in questi anni e lasciavo andare la penna dell’immaginazione verso grandi e piccoli personaggi inediti. E a mio modo li conoscevo tutti e al contempo non ne conoscevo nessuno.

Anch’io come una lavagna non ho scordato. Crescono i figli: si cancella un’epoca dalla lavagna della vita e si passa senza tregua ad un’altra, eppure come dice la mia musa… non si dimentica nulla.

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