Il silenzio, noi e i figli. #Violapensiero 48

22.09.2017

“Il silenzio consiste nello riscoprire la gioia di fare una pausa. Quando guardo le mie figlie, noto come non hanno quasi più pause. Sono sempre on line, quindi sono sempre occupate. “Ciascuno è l’altro e nessuno è se stesso” scriveva Martin Heidegger in Essere e tempo. Siedono davanti ad uno schermo, da sole o con altri. Capita anche a me. Mi perdo nel mio smartphone, divento schiavo del mio iPad, come consumatore e a volte come content producer. L’iPad è una fonte continua di disturbi, una serie ininterrotta di interferenze generate a cascata. Mi smarrisco in un mondo che ha poco a che fare con me. Cerco di essere efficiente finché ad un certo punto capisco che, per quanto mi sforzi, non vado avanti. Ho la stessa sensazione che si prova quando non si cerca la strada in mezzo alla nebbia, quando si è in montagna senza bussola e si finisce col girare in tondo. Il nostro unico obiettivo è quello di essere indaffarati e produttivi. E’ un’idiozia.”

Il norvegese Erling Kagge nel suo libro Il Silenzio (Einaudi 2017) tenta 33 risposte alle tre domande “che cos’è il silenzio”, “dove lo si trova” e “perché è più importante che mai”.  E considerando che si è fatto l’Everest, i due Poli e molto altro, di cose ne aveva da dire. Avvalorante è l’idea di intrecciare le sue consapevolezze esperienziali con le scene di ordinaria incomunicabilità della sua e delle nostre famiglie. L’epoca digitale ha imposto il silenzio come bene di lusso. A noi trovare il modo di attingere a questa nobile ricchezza.

Potrei dire che non abbiamo televisione. Che le bambine non possono giocare con il cellulare. Che a scuola non è consentito tenere accesi i telefoni dei genitori per assicurare ai ragazzi un luogo più possibile “pulito”. Eppure sento che non è mai solo questione di togliere. E’ ora, lo è sempre stata, soprattutto di aggiungere: di regalare il bene di lusso ai nostri figli. A noi con loro.

Di provare a stare nella posizione del bambino ascoltando i suoi della natura, con un paesaggio attorno che sappia dipingere la calma e la pace che prelude al silenzio. Abbiamo provato a farlo ad Avelengo, sopra Merano, in una pausa pranzo dopo la scuola. Siamo accanto alla Chiesa di Santa Caterina con lo sguardo all’alta via meranese, il Mutspitze e i suoi masi, Castel Tirolo e altre cime imbiancate che vanno verso i tremila.

E voi come vi e lo regalate il bene di lusso della contemporaneità?

 

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