violapensiero n°10

11.08.2010

“Il vero problema, però, è che spesso i genitori non si rendono conto che il comportamento dei figli è frutto di una loro scelta, e può capitare che si verifichi quella che io chiamo un’”educazione involontaria”. Non si fermano a ripensare all’andamento delle prime settimane per decidere se è davvero questo che vogliono, oppure non sono coscienti di quanto il loro atteggiamento possa influenzare le modalità di relazione con il bambino. Non cominciano da subito a comportarsi nella maniera in cui intendono procedere.



A essere sinceri, di solito sono gli adulti, e non i bambini, a innescare situazioni difficili. In quanto genitori, siete voi a dover prendere l’iniziativa: dopo tutto ne sapete certo più di vostro figlio! A dispetto del fatto che i neonati vengono al mondo con un temperamento assolutamente unico, il comportamento dei genitori può fare la differenza. Ho visto bambini “angelici” e “da manuale” trasformarsi in piccole pesti perché confusi dallo scompiglio e dall’agitazione. A prescindere dalla tipologia del vostro bambino, ricordate che siete voi a determinare quali abitudini svilupperà.


Anche il pensare a una propria routine può essere molto utile. Cosa vi succede quando la vostra giornata è sconvolta da un evento inaspettato o un ostacolo alle solite abitudini? Diventate irritabili e vi sentite frustrati, e magari perdete perfino la calma, cosa che può influire negativamente sull’appetito e sulla qualità del riposo. Il vostro neonato non è diverso, tranne che non può stabilire da solo una routine: siete voi a doverlo fare per lui. Se saprete stabilire un programma sensato che il bambino è in grado di seguire, lui si sentirà più sicuro e voi sarete meno travolti dagli eventi.”

Tracy Hogg con Melinda Blau
Il linguaggio segreto dei neonati

Nei primi mesi della gravidanza mi sono concessa letture che avessero per tema ciò che mi stava capitando dalla prospettiva psicologica. Non riuscivo a tenere tra le mani pubblicazioni sul modello educativo da mettere in essere. Percepivo che dovevo pensare ancora un po’ a me stessa senza sensi di colpa, ascoltare la trasformazione interiore, prima ancora che fisica, che si stava facendo spazio e che questa era la condizione necessaria per riuscire a prendermi cura della creatura che avrei messo nel mondo. Niente di assoluto, solo la strada che andava bene per me e che magari ad un’altra donna poteva stare stretta.
Poi è venuto il tempo di leggere qualcosa per capire dove andava a parare il fisico e di comprendere qualcosa di più di tanti aspetti biologici miei e del feto. Un tempo intermedio, una sorta di cuscinetto “anatomico” tra gli aspetti dell’anima della madre che iniziava a dischiudersi e l’ultima fase dedicata alle riflessioni educative tout court. In queste prime due fasi non ho mai chiesto a mio marito di leggersi i libri, che mi bevevo nelle pause tra un lavoro e l’altro. Mi sembrava una forzatura: se non ne sentiva il bisogno, dovevo rispettare questa diversità. Se c’era qualcosa che mi colpiva e che ritenevo di doverlo condividere, mi prendevo il tempo per raccontarglielo con la mia solita enfasi da presentatrice di cineforum e il suo solito disappunto. Del tipo: “con me non serve, puoi raccontarmelo in semplicità”. Deformazione.
Adesso, “a poche ore” dalla nascita, ci stiamo confrontando sul modello educativo che riteniamo significativo per crescere Viola. A monte tante domande: “A che persona stiamo pensando? Che donna? Che progetto umano per lei che progressivamente la lasci libera di farlo suo e/o di trasformarlo come crede?”. Provare a dare risposta a queste domande ci libera dalla scelta di un modello unico e ci rende curiosi di comprendere le varie declinazioni pedagogiche possibili e di intrecciarle tra loro senza essere succubi di una teoria lontana dalla persona che avremo tra le braccia. In questo caso continuo a raccontare a mio marito le varie “filosofie” educative – e relative azioni concrete – che intercetto tra una lettura e l’altra, ma dove colgo che c’è l’opportunità di pescare intuizioni, consigli e buone prassi gli chiedono di leggere e di provare a dirci se ci ritroviamo insieme in queste modalità oppure no. Insomma qui sento che è giusto forzare e che la diversità viene dopo. A volte mi guarda come se avessi un treno che parte a fine mese e che bisogna riuscire a dirsi tutto prima di salirci. Non proprio, ma la sensazione ha un fondo di verità.
Leggendo le diverse proposte educative e relativi pro e contro, ho intercettato un elemento comune su cui per magia concordano: i primi tre mesi, ma fin dal primo giorno di rientro dall’ospedale, sono i più proficui per attivarsi e mettere in pratica le dinamiche prescelte, ovviamente sempre in relazione alla persona unica verso cui le si pensa. Senza accenti fordisti! Non che dopo non si possa – anzi le scuole genitori che proliferano ovunque sembrano chiamarci in causa solo da certe età in poi – ma lasciando che i primi mesi scorrano come viene… si incorre in quell’educazione involontaria di cui parla Tracy Hogg e che non è meno efficace di quella scelta. Bisogna vedere se gli effetti portano alla persona che ci siamo raccontati nel progetto di crescita che dicevamo pocanzi.
Ammetto che mi inquieta che questi mesi prioritari corrispondano con il periodo che tutti gli amici ti descrivono come il più intenso fisicamente, quello in cui la madre è stordita, possibile di depressione e al tempo stesso protesa a dare tutta la linfa biologica e spirituale che ha in corpo (sua maestà la tetta!). In mezzo a questo marasma l’impossibilità di dialogare con tranquillità con tuo marito e fare due conti sul da farsi. Si, ecco per questo mi sento al binario del treno e colgo questo tempo come propizio per dirsi dove vogliamo andare con nostra figlia. Niente di trascendentale, il tutto si risolve semplicemente in un’amabile chiacchierata a due in osteria con il fresco di questo agosto fatto apposta per le gravide. Ci sono argomenti che meritano di chiudere i fornelli di casa: chi ci conosce, sa che i nostri sono sempre ghiottamente sotto stress!!!
Come sempre l’obiettivo che ti dai con questi confronti è essenziale, ma il processo che si scatena in coppia non è da meno. Non solo perché è davvero corretto che su questo ci sia una scelta e un’azione di coppia, ma anche per lo stupore che l’altro ti regala. Abbiamo letto lo stesso libro, ma già nel confronto sembrano due libri e ora si apre una sfida: il nostro libro, il nostro modello, le nostre flessibilità, le nostre eccezioni e così via.
C’è un pensiero che però mi frulla in testa, e nel cuore, e di cui parlavamo proprio di recente con tre preti (rappresentativi di tutto lo stivale, per dire che è più di un fatto locale!) a cena da noi. Si sa, io e Mauro siamo “portatori umili” di una fede e una partecipazione ecclesiale che vorremmo (non so bene con che risultati) orientassero anche le nostre scelte e le nostre giornate. Con tutti i limiti, le fragilità e le fatiche del caso, ma ci proviamo come possiamo. E’sotto gli occhi di tutti quanto la Chiesa documenti, verbalizzi, promuova, si dia anche alla guerriglia poco piacevole (in alcuni casi!) in onore della vita fin dal concepimento. Avete capito di cosa parlo. Quando inizia. Quando finisce. A difesa della vita nella sua più larga estensione. Percepisco, percepiamo (penso al trittico di preti con cui ne parlavamo) che c’è interesse a difendere quando la vita è in pericolo, ben venga!, ma quando non è in pericolo, ma si sta già compiendo secondo ciò che la chiesa stessa pensa (parlo di 9 mesi, non uno…) ecco che ti ritrovi in un silenzio e un’assenza totale di qual si voglia progetto o azione pastorale di accompagnamento per i genitori (sposati o meno). Eppure per pedagogisti ed esperti quei 9 mesi sono un tempo più che fecondo di scelte e di progettualità.
Ci sarà un intreccio armonioso tra la persona che vogliamo provare a crescere, il modello educativo che ci può aiutare e la spiritualità che regna in questa casa famiglia? Certo poi arriva il battesimo e il percorso che lo precede. E chi negherebbe un bagnetto sacro ai propri figli? Quantomeno per non deludere i nonni che attendono con ansia la data! Sento, sentiamo, tiro dentro sempre i prelati… uno stridore tempistico poco sano, una modalità pastorale retrò che non intercetta i positivi istinti educativi di alcuni genitori. Forse qualche iniziativa pionieristica c’è, ma ancora troppo sparuta.
Si lo so… pensieri oggi troppo ardui e impegnati, ma tra poco ho la visita in ospedale a Mirano e magari mi dicono che davvero tra poco Viola è pronta per burlarsi di tutte le nostre riflessioni educative e mi stava a cuore riuscire a condividere questo pensiero maieutico!
Chissà cosa ne pensate?? O magari avete qualche bella esperienza da raccontare..
A titolo di gossip, oggi il gallo è in anticipo di 15’, mi fa pensare: in anticipo, mai in ritardo. Dicono che la natura insegna.
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