Violapensiero n°32

06.04.2011

«Alla nascita d’un bimbo / il mondo non è mai pronto, ha scritto il premio Nobel per la poesia Wislawa Szymborska. Due versi che dicono una verità profonda sulla condizione umana: la nascita non è un evento fra tanti. Il bambino segna una rottura rispetto alle abitudini del mondo che lo circonda, perché è una vita umana che, al momento della nascita, viene avvertita in tutta la sua potenzialità carica di futuro e di promessa. E’ naturale di fronte ad essa provare tenerezza e senso di cura, ma anche incertezza, imbarazzo, consapevolezza della propria incapacità di comportarsi in maniera adeguata. E se questo vale per un neonato, vale anche per un bambino che cresce. Le sue reazioni comunicano una spontaneità difficile da organizzare e contenere. Quando bisogna confrontarsi con un bambino occorre ristrutturare il proprio modo di agire, di parlare, perfino di pensare, a volte. E questo può condurre ad una meditazione sulla vita, a una comprensione differente del proprio rapporto con gli altri o anche con se stessi e con la propria storia personale».

Tratto dal saggio “Quando si accudisce un bambino. L’esperienza di tre scrittori” 
di Antonio Spadaro in Civiltà Cattolica gennaio 2010 – Quaderno 3829
Questo intenso incipit di Antonio Spadaro, http://www.bombacarta.com/, gesuita di cui ho profonda ammirazione letteraria, apre un suo saggio dedicato a tre scrittori che in modo diverso  restituiscono l’argomento della presenza improvvisa di un bimbo nella vita. Uno statunitense, un israeliano e un’italiana. Letture che non voglio svelare, se non chi andrà a procurarsele personalmente nel saggio, perchè spero di dedicarmi presto ad esse, presentandole in questa sede più virtuosa che virtuale.
Sono convinta che ciascuno di noi conosca in qualche modo questo straniamento indicato dal poeta. Davvero non siamo mai pronti. E non è una questione di perfezione o di capacità. La novità tracima ogni contenitore a disposizione. Guardo mille volte al giorno Viola e non sono mai pronta a quanto conclude Spadaro:
“al problema essi fanno sempre precedere lo stupore dell’esperienza”.
Non saranno pronte le mie amiche Elena, Raffaela (con una sola L), Cristina ed Elena che rispettivamente a distanza di ore, settimane, mesi e trimestri avranno tra le braccia la creatura che stanno coltivando con dedizione. A loro penso in questi giorni e in questa empatica vicinanza il mio corpo assume una movenza invocante verso l’alto perché le trame della vita siano generose e abbondanti nei loro confronti. Ricche di coraggio e maestose vivono il loro non essere pronte colmando d’amore questa sana e stupenda inadeguatezza.
Perfino i bambini vivono questa impreparazione. In una delle mie mattinata cinematografiche con le scuole alle prese con un simpatico film, a misura di bambino, proprio uno di loro con poco più di dieci anni di vita alle spalle durante l’attività successiva alla proiezione alla mia domanda se qualcuno di loro aveva mai provato qualcosa di simile rispetto a quanto visto, interviene dicendo ad almeno suoi duecento coetanei:
«La mia matrigna tra poco avrà un altro figlio e io non sono pronto. Avevo già i miei fratelli. Mi sento pieno di nervoso. Spero sia solo adesso e mi passi presto ma sono molto preoccupato». 

Rivedendolo a distanza di settimane in un’altra proiezione, mi sono avvicinata in modo discreto e gli ho chiesto se gli era passato un po’ di nervoso. Con sguardo tenero mi dice che va un po’ meglio.

Al di là della capacità maieutica del cinema su cui ho prove ormai scientifiche, ciò che mi provoca è la molteplicità dei modi che esistono di vivere questa impreparazione e come questo ragazzo esprimesse una sua condizione bisognosa di ascolto e comprensione. Un suo “collega”, altrettanto giovane, al termine della proiezione mi viene invece a chiedere:

«ma com’è essere mamma?»

Il pensiero prende allora variopinte traiettorie diverse:

1. mi sovviene la domanda del Violapensiero n° 3… quando sei diventata mamma?

2. c’è ancora qualcuno che sa fare una domanda intelligente!

3. chissà se l’ha mai chiesto alla sua mamma…

4. che bello parlare di questi argomenti in ambito scolastico

E avanti così finché non mi son decisa a rispondergli quanto rimarrà nella discrezione di quella nostra mini conversazione.

Dice bene Spadaro che

la nascita non è un evento fra tanti

eppure se ne parla ancora troppo poco e in alcuni ambienti non se ne parla proprio. Per questo motivo davvero ritengo raro e profetico il progetto sul Quinto obiettivo che Fondazione Fontana ha promosso quest’anno all’interno del lavoro significativo svolto in modo indefesso da anni con WSA in materia di obiettivi del millennio. Parlare di maternità, salute materna, salute di genere nelle scuole di ogni livello, http://www.worldsocialagenda.org/2011-salute-materna creando quella sensibilità e attualità attorno ad un tema bistrattato o spesso frequentato da altri poteri forti soprattutto per motivi commerciali e di consumo.

Una cara amica, Giorgia, che ha partecipato come animatrice dei percorsi scolastici di WSA, mi racconta che:

«Nel portare il tema della salute materna nelle classi (scuole medie) ho trovato i ragazzi molto più interessati e partecipi di quello che avrei pensato. Lo credevo un tema piuttosto distante da loro, invece quando chiedevo cosa si prova toccando la pancia di una mamma incinta o quali impegni deve portare avanti una donna nella sua vita ad es. le loro mamme (lavoro, casa, famiglia ecc), avevano ben chiaro di cosa si stesse parlando e di quale mistero e grande sfida ci sia dietro una donna che diventa mamma. Tanto che in ogni classe almeno un maschio risponde che non vorrebbe mai essere nato donna per non dover affrontare il doloroso momento del parto e il carico di impegni sulle spalle di una donna-mamma, inoltre più di qualche ragazza risponde che è bello essere donne per svariati motivi ma è evidente ai loro occhi la disparità ancora esistente fra uomo e donna anche in Italia (abbiamo parlato ad es. dei diversi stipendi per M/F a parità di ruolo, della difficoltà di avere sostegni/tutele nel momento in cui una mamma rientra nel mondo del lavoro, di ragazze costrette a firmare assieme al contratto la dichiarazione in cui dicono che non resteranno incinta per alcuni anni, pena il perdere il posto), per non parlare della situazione della donna e in particolare della donna-mamma negli altri paesi del mondo».

In tempi in cui anche il telegiornale più serio dopo mezzora di notizie sta ancora parlando sempre e solo di Ruby Rubacuori, per non parlare del Parlamento e relative leggi e impegni (opposizione compresa O_o)… per fortuna c’è ancora qualcuno che in posti seri come una scuola discute di argomenti altrettanto essenziali. Fermo restando che non saremo mai pronti alla nascita di un bambino, parlarne apre le porte ad un nuovo umanesimo.

p.s. molte donne, madri e non, continuano a chiedermi notizia del telelavoro e di darne almeno qualche spunto nel blog. Me ne parlano come di un “disco volante” atterrato in giardino, insomma cose d’altro mondo sconosciute a questo mondo. Nei prossimi Violapensiero è mia intenzione provarci con l’aiuto, spero, anche di altre donne che hanno fatto o stanno facendo questa esperienza. Se ne conoscete, me le segnalate? Oppure invitatele ad intervenire nei prossimi pensieri viola postando un loro contributo;-)

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