violapensiero n°9

10.08.2010

“Sembra tutto scontato. Dove partorire? Ma in ospedale, naturalmente. Anche a me la cosa sembrava logica, anzi naturale. E invece durante i nove mesi mi sono informato, ho letto, studiato, parlato con vari medici e mi sono convinto che sia meglio non partorire in ospedale. Anzi evitare proprio ogni tipo di ospedalizzazione, se si può. Sono giunto alla conclusione che il luogo migliore per partorire è la propria casa. Perché bisogna riappropriarsi dell’esperienza del parto, soddisfare il bisogno di intimità. Il parto è un evento che appartiene prima di tutto alla vita della donna. C’è, finalmente dopo tanti secoli bui, una nuova consapevolezza che ha come effetto il desiderio da parte della donna di vivere il parto da protagonista, circondandosi delle persone di cui si fida, conservare un’aura di intimità intorno ad un momento che, dopo tutto, fa parte della sfera sessuale.

Basta con i tabù e le ipocrisie nascoste dentro i testi specialistici. Discernere il parto dall’ambito sessuale è allontanarlo dalla sua vera natura per poi snaturarlo, medicalizzarlo (quante sostanze chimiche vengono fatte prendere alla donna in gravidanza e prima, durante e dopo il parto) e quindi spersonalizzarlo. Come fosse una patologia. Così facendo la vita nasce innaturale e fuorviata. Negli ultimi anni le donne, fortunosamente o fortunatamente, stanno riscoprendo la fiducia nel proprio corpo e nel potere creativo. Che è il potere tout court. Non si vuole più delegare alla medicina un’esperienza che appartiene alla vita e non alla malattia.
Le implicazioni di questa scelta sono diverse e purtroppo anche spiacevoli, perché è un’esperienza che riguarda anche il sociale e il rapporto con gli altri. Perché quando nasce un figlio non solo i due genitori sono coinvolti, ma tutta la comunità. Decidere di partorire in casa in questa società chiusa diventa un fatto politico, un momento di sovversione quanto di eccentricità. In entrambi i casi si è visti male e possono nascere scontri. Dai vostri genitori, al bar dove siete habitué, è possibile che la vostra scelta non venga accettata. Bisogna saper affrontare l’ostilità, spesso frutto dell’ottusità e di convinzioni tanto salde quanto sbagliate. E bisogna farlo con calma e puntiglio.


Ma il parto in casa non è solo questo. Vuol dire che il bambino appena nato non verrà separato dalla madre, che dopo il parto si può godere senza limiti di tempo e di regole il primo incontro con il neonato. C’è poi il lato affettivo e spirituale della nascita, il senso profondo di una nascita nel rispetto della natura.”

Antonio Barocci
Parto di testa – la gravidanza del padre

Super tascabile consigliato a tutti. Una panoramica completa e godibile non solo dalle coppie in attesa. Si lo so, della gravidanza è naturale occuparsene e leggerne solo quanto ti travolge. Questo insolito racconto dei nove mesi è un mix equilibrato di serietà e ironia, che conquista fin dalle primissime pagine dedicate al sesso per poi avanzare senza tregua fino al parto. Barocci è un papà che ha deciso di scrivere la sua sull’essere “incinto” ed effettivamente di cose da dire ne ha. Alcune pagine dedicate alla donna nel frangente ormonale non potevano essere scritte con maggiore aderenza alla realtà dalla donna stessa. E non siamo di fronte ad un uomo avvolto nel misticismo, nella professione pedagogica o nell’ideologia di qualche strana filosofia naturalistica o new age. Barocci è un uomo normale da Champions League, che ha usato i 9 mesi per capire, osservare, comparare, studiare e prendere posizione su molte dimensioni che l’attesa di un bimbo propone.

Il vero colpo di scena segue senza preavviso questo capitolo dedicato al “dove partorire”, che continua con la descrizione di cosa serve in una casa per il parto e in quali situazioni non si mette in pericolo la vita del bambino e della mamma. E’ il capitolo dal titolo “Un parto tipo. O quasi” che è meglio di un film e non mi sono permessa di comprimere in una citazione di poche righe. Una decina di pagine, infuocate di ritmo e suspense, in cui ci rivela che malgrado avessero impiegato nove mesi ad organizzare ed allestire un parto in casa, svariate vicissitudini li porteranno all’ultimo momento a partorire in ospedale e a confrontarsi con tutto quello che avevano cercato di evitare. Una bella sfida o delusione? Entrambe probabilmente. E qui emerge l’uomo dal sangue freddo, il Bertolaso dell’ostetricia, che deve dare fiducia alla moglie spaventata e assolutamente non lucida e al contempo il padre che sta nascendo, che non riesce a trattenere il pianto per la fatica a cui viene sottoposta la moglie, che s’indigna per la poca anima che ritrova in ospedale, che sente le gambe cedere nelle posture del travaglio che vive con Nina (Barbara nella realtà!).
Al termine del libro non esce un uomo perfetto (e chi se n’importa!), ma a tutto tondo, che di questa esperienza femminile tratteggia una versione paterna profonda, simpatica e responsabile. Diversa, “di testa” ovvero di consapevolezza e sensibilità che declina in consigli appassionati (e ogni tanto scurrili, ma ci sta!) agli uomini che lo leggono. Chi ne trae maggior beneficio sono nascostamente le gravide che riflettono su di sé da un nuovo punto di vista delicato e onesto ma non compiacente!
Ritornando al dove partorire – ormai sono tante le donne che scelgono la location della propria casa – mi è piaciuta e sento autentica l’intuizione che il parto è una dinamica sessuale, che completa un atto già iniziato e richiede intimità e spirito di vita. Nessuna malattia e medicalizzazione, se non serve… Ormai sono molto diffusi i percorsi che insegnano ai padri tecniche e posture di accompagnamento e sostegno del parto naturale, non più come un affare solo della madre o uno spettacolo a cui assistere.
Una dinamica a due dove l’ostetrica guida la coppia in un amplesso speciale, eterno che li unirà come roccia. Una capacità fisica che non s’improvvisa e che nasce dallo spirito cercato e coltivato insieme in 9 mesi (e forse anche prima!).  E presumo ne rimanga coinvolta anche la sessualità che seguirà. In bene! Come dice Barocci… e se qualcuno è ostile, avanti dritti con questo fatto politico.
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