Violapensiero n° 37

17.06.2011

I bambini amano stare nella natura. Lo si vede dal semplice fatto che detestano i vestiti e se fosse per loro rimarrebbero sempre nudi, si inzuppano d’acqua sotto un temporale improvviso, si rotolano nei prati, fanno a palle di neve e corrono a rotta di collo giù dalle colline. Per loro, la natura è viva e fonte di eterno splendore. Osservateli come rimangono stupiti guardando una coccinella, come raccolgono una spiga di grano maturo, come rincorrono il vento. Nulla sfugge al loro sguardo attento, rapidi nel cogliere anche il più leggero dei profumi.

Il rapporto tra il bambino e la natura è qualcosa di meraviglioso che può essere compreso solo da chi ha la fortuna di vivere in un ambiente che non sia troppo urbanizzato. La città con il suo grigio in tutte le forme, ha progressivamente allontanato i bambini dal loro habitat naturale, conducendoli in un mondo astratto, fatto di televisione, videogiochi, motorini, cibo finto e passatempi irreali. Nessuno di loro sperimenta più cosa vuol dire arrampicarsi su un albero per mangiare delle ciliegie, oppure bere un bicchiere di latte appena munto. Come diceva Tiziano Terzani, d’estate bisogna portare i bambini a vedere le lucciole, invece che metterli a letto presto perché altrimenti perdono il ritmo della scuola.

di Giacomo Bo – Nadia Damilano Bo

Insieme si diventa grandi – Crescere i bambini sani ed equilibrati

Traffico dimezzato, bambini in libertà per le vie della città, valige pronte per il mare, corsa alle iscrizioni a grest e centri estivi, gite e pizze di fine anno… insomma tutti i preparativi sono pronti per l’estate, il tempo eccezionale per eccellenza. Ma cosa rimane nella società connessa e, suo malgrado, dedita al lavoro di questo lieto e tanto atteso evento annuale?  Cosa resta essenziale come famiglia oltre tutte le mille opportunità?

Leggi che ne pensano i bambini nel BamBlog:

Qui ne parliamo con

Francesca Contarello dice di sè… insegnante da 26 anni sempre nelle vere scuole elementari a Tempo Pieno (diverse dalle attuali scuole a 40 ore!). Gli ultimi 16 felicemente trascorsi alla Scuola Arcobaleno, a Brusegana, 13° Istituto Comprensivo. Mamma di Marta, splendida adolescente.

  • Francesca, oggi i ragazzi come vivono le vacanze estive?

Sono iniziate da pochissimo le vacanze e ogni giorno, più volte al giorno, mia figlia, che ha però 15 anni, dal divano, luogo eletto a regno, mi dice: “mamma, ma che meraviglia! ancora non ci credo! Ma anche l’anno scorso ero così felice?” Si gode immensamente questo nuovo tempo, protesta per tutti gli impegni festaioli che la fine dell’anno comporta: pizze serali, compleanni, fine scout, fine pallacanestro, cene scolastiche, pigiama party…  Vorrebbe quasi non parteciparvi,”tirare buca” per sottrarsi da quello che in questo momento a lei sembra più un intralcio, un impedimento al vero unico totale suo piacere: non avere programmi, avere giornate non scandite, stare moltissime ore orizzontale a dormire, a incantarsi (attività che adora da sempre) a leggere libri, fumetti, riviste, a stendersi per terra e aprire le grandi scatole dei ricordi e tuffarcisi dentro, a sfogliare gli album di vecchie foto, (“mamma prendimi gli album di quando eri adolescente tu”) a scaricarsi musica dalla rete, guardare puntate di vecchi sceneggiati televisivi in you tube… È’ come se uscire di casa fosse una fatica insormontabile. E soprattutto, per lei, per il suo benessere, in questo momento assolutamente inutile. Sono partita da lei…eh,chissà come mai?!

  • Nella tua esperienza di madre e insegnante nell’arco di questi ultimi dieci anni segnati senza dubbio da un diluvio tecnologico hai colto dei cambiamenti nel loro atteggiamento?

Mi arrivano a memoria anche le giornate di giugno di quando era piccola, di quando aveva 4,5,..7 e 8 anni. Non erano poi così diverse, l’unico elemento che le differenziava da queste di adolescente era la determinante presenza del giardino: ecco le giornate di allora si alternavano tra la casa e il giardino dove con i suoi cugini che abitano qui con noi trascorreva ore in giochi fantastici in cui si trasformavano in cavalieri, guerrieri con tanto di spade e scudi, per poi passare alla palla, alle carte dei pokemon e di altri tipi a me rimasti per sempre sconosciuti.

Ecco, potrei dire che se adesso la casa/il dentro costituisce un forte legame con il sé, come se più si sta in casa più ci si connette con il vero “dentro” di sé, una volta, quando era più piccola, anche il fuori, vicino e conosciuto, permetteva lo stesso profondo collegamento. Questa necessità di collegamento al sé mi fa, e mi faceva, un’immensa tenerezza. Allora, come oggi, ho sfoderato tutte le mie doti di “permissivismo” per riuscire a regalarle ciò il più possibile, anche andando un po’ “contro” di me, allora perché il suo stare in casa determinava anche il mio, e ora perché, in certa misura va contro il normale pensare e improvvisamente  questa immobilità mi richiama sotterraneamente un possibile problema. E’ come se dietro a ciò si insinuasse il dubbio di una esagerata pigrizia, indolenza, asocialità, insomma come se fosse in qualche modo la possibile spia di qualche problema. Ma cerco di difendermi da questi pensieri e di lasciarmi e lasciarla andare, dove porta il cuore.

  • I bambini come reagiscono a questa “valanga” di tempo libero?

Il penultimo giorno di scuola un mio alunno di prima elementare (scusate, ma io ancora non riesco a chiamarla primaria!) in un momento che per me e per tutti gli altri bambini era meraviglioso perché era un tempo “libero”, in cui ognuno poteva dedicarsi a ciò che preferiva (e quindi c’era chi disegnava con matite acquerellate, chi leggeva steso nel tappeto la Pimpa, chi giocava a dama, chi faceva un cruciverba al computer.. e io facevo i miei soliti schiribizzi sinuosi con pennarelli) improvvisamente mi viene vicino e mi dice “ma io posso prendermi il libro dei compiti per le vacanze che ho nello zaino e iniziarlo perché qui non si fa niente di utile?!”

E allora penso che il tempo del “collegarsi con il sé”, che superficialmente, non so come dire, a guardarlo, sembra un tempo “inutile”, sia un tempo tutto da imparare e che sicuramente, come tanti altri apprendimenti, possa passare  anche attraverso l’emulazione, il “copiare”(attività secondo me straordinaria da rivalutare) cosa fa l’altro, dal farsi portare dall’onda, dal provare a fare cose diverse, che nel quotidiano spesso non ci permettiamo di fare.

  • Cosa possiamo “guadagnare” come famiglie dalle vacanze?

Ecco io il tempo della vacanza per i bambini ma anche per noi adulti, genitori, lo definirei proprio come la possibilità non tanto di riscoprire la famosa “noia”  quanto il fare altro, il togliere il più possibile le scansioni, gli inizi e” le fini” ( che brutta parola!) delle cose: non so se mi capite, ma è proprio la scansione determinata di ciò che facciamo e che i bambini soprattutto fanno che determina una regolarizzazione, una organizzazione che a volte in qualche modo inibisce l’ascolto dei propri bisogni e  il fluire spontaneo di sé.

Non sono una teorica della noia in assoluto anche perché non mi sono mai piaciuti quegli adulti che dicono ai bambini:” ma come, possibile che tu non ti sappia annoiare? Adulti quasi sempre che non hanno mai “mostrato” e quindi fatto “copiare” la loro noia ai loro figli, adulti organizzatissimi…e poi, ma diciamoci la verità qual è il bambino che ti può rispondere “Si mamma, mi piace tanto la noia”. Ma su, dai… Credo inoltre che non ci sia niente di male anche durante le giornate “vacanziere” che il bambino faccia delle cose, che vada in piscina (ci siamo cascate tutte come mamme in quella storia 15 gg di giugno ogni giorno un’ora di lezione di nuoto così chissà che impari…), che vada al parco, al centro estivo.

  • A proposito, cosa pensi del variopinto universo dei centri estivi?

Il centro estivo: grande, indispensabile necessità delle famiglie e, forse, anche dei bambini. Ma non c’è qualcosa di esagerato, di quasi perverso nell’organizzazione di questi centri estivi? Milioni di proposte, le più disparate che non sto qui ad elencare perché mi gira la testa solo a pensarci, per tutti i gusti e tutte le tasche (anzi no, non tutte le tasche, costano tutti parecchio secondo me quelli privati, e sono quasi tutti privati). Che ce ne fosse uno, ma dico uno che dicesse così: qui c’è un bel posto,  con un giardino, (dico giardino no assolati campi da calcio, basket…) anche non molto grande, qualche materiale utile, qualche palla, qualche colore. E basta. C’è il tempo che poi, piano piano i bambini riempiranno come crederanno. Senza tornei, squadre, cacce al tesoro, olimpiadi … perché forse, se noi adulti nelle proposte imparassimo a togliere invece che a mettere, ecco, forse allora i piccoli potrebbero, piano piano imparare a mettere loro stessi, con le loro voglie del momento e i loro tempi. Un anno, ma un anno solo l’avevo trovato un centro estivo così: era stato organizzato dalla meravigliosa Ambarabà e attuato agli indimenticabili tre Pini, all’Antonianum, si chiamava, mi pare, circa così :”L’Isola del tempo che c’è”. È stato l’unico centro estivo di cui mia figlia abbia conservato memoria.

Grazie di cuore FRANCESCA e buona estate a te e a MARTA!

E a proposito di come usare bene il tempo che si spalanca davanti a noi, vi lascio un consiglio magico per le serate di luglio:

per chi ha bambini  e per tutte quelle persone che sanno ancora emozionarsi ai piedi della Fantasia e i fratelli Manfio e con il Gruppo Alcuni bisogna ammettere che ne hanno davvero da vendere. Sbirciate qua sotto;-)

Spettacolo I Colori della Magia – Alcuni Parco Alberi parlanti I Colori della Magia_com st_OK

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