Violapensiero n°33

23.04.2011

Domenica scorsa da sotto le nostre finestre è partita la maratona del Santo, quella lunga di 40 e passa chilometri. Con il Viola e il suo papà avevamo deciso di scendere a gustarci la partenza. Finita l’era del bambino “budino” = primi 5 mesi (i diritti d’autore di questa espressione sono del mio amico Giovanni Realdi;-) si scatena un periodo in cui alcune cose si possono fare e altre molto meno, come ad esempio andare a messa con Viola che canta tutto il tempo (c’è di che riflettere O_o) e ti tocca auto rinchiuderti in sacrestia per il 95% della messa.

Ecco, guardare la partenza di una maratona si può fare e nel caos generale la sua gioia si confonde bene. E poi ci piaceva fare un po’ di sano tifo per il nostro parroco che vi partecipava con il n°1. In pieno stile associativo la sera prima avevamo anche elaborato un lenzuolo di sostegno calato dal nostro autorevole secondo piano.

Fin qui tutto bene e anche la partenza di ogni genere (a piedi, sulle carrozzine, hand bike, all’indietro, in coppia…). Al rientro sempre dal nostro secondo piano guardo con Viola che in pochissimo tempo i volontari mettono in ordine transenne e altri strutture montate per l’occasione. Lo spettacolo ora si sposta su Padova, ma come ogni palcoscenico il dietro le quinte lascia sempre qualche amaro in bocca.

E’ usanza tra i maratoneti rimanere ovviamente coperti fino alla partenza finché qualche attimo prima non si liberano della maglia che li ha protetti dall’emozione e dalla brezza primaverile. Accatastati in un angolo si scorgono raggruppati centinaia di indumenti. Non faccio a tempo a pensare “che peccato, speriamo le mettano a disposizione di qualcuno che ne ha bisogno invece che buttarle” che vedo una donna araba (l’aggettivo non aggiunge nulla al discorso!) che si avvicina e inizia a scegliersi qualche capo da portare via con sé. Lo fa in fretta, quasi con la voglia di non essere notata (il mio sguardo è nascosto, si posa discreto dall’alto…). Sono quasi contenta, il mio pensiero e la realtà si sono avvicinati con una insolita velocità. Così insolita che dopo pochi secondi sento la voce di un uomo che le grida in perfetto veneto

 «onta, torna al to paese».

La tristezza che ho provato per quella donna che quasi certamente era una madre e non era lì solo per sé stessa permane tuttora. Bestiario veneto direbbe uno famoso. Sì, siamo come le bestie. Continuo ad abbracciare nel mio intimo quella donna che ha compreso quanto le ha gridato quell’uomo e che già prima si vergognava di quanto era costretta a fare quando null’altro accanto a lei lo stava facendo.

Anche se Viola non ci permette grandi celebrazioni pasquali come un tempo (il sabato santo di un anno fa l’ho sentita muoversi per la prima volta), nell’ottica accattoliana di “Cerco fatti di Vangelo”, sceneggiature evangeliche non mancano attorno a noi. Ecco, se Viola potesse già capire (forse si?!)… la Pasqua gliela spiegherei con questo fatto! E della Pasqua abbiamo proprio bisogno. Di un divino che ci renda più umani, di una conversione che ci avvicini all’amore per i fratelli nel disagio. In quelle maglie per terra ho visto le bende di un altro famoso racconto che vi lascio di seguito.

Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!» . Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.  Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti. (Gv 20, 1-9)

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