Violapensiero n°35

31.05.2011

Anche se molte società innovative cercano di aiutare il personale a conciliare lavoro e famiglia e, dunque, a vivere più serenamente, le madri lavoratrici devono essere realiste riguardo agli impegni che possono  e vogliono assumersi, e devono lottare per veder soddisfatte le proprie richieste, dice Rayona Sharpnack. «A volte è difficile, perché questa mentalità non è ancora radicata nella nostra cultura» osserva. «Ma finchè si pensa di essere una marionetta, gli altri sono felici di manovrare i fili.» Ricorda quando aveva una figlia piccola ed era responsabile dello sviluppo in un’azienda del New Jersey: «Avevo un mantra: niente trasferte. Ho messo dei paletti e, di lì a nove mesi, il 75 per cento dei nuovi clienti era a mezz’ora da casa mia

Quando le società non vogliono proprio essere flessibili, talvolta la migliore alternativa per le mamme è mettersi in proprio. Jennifer Kilfoil Lee, che ha un bambino di cinque anni, lavorava part time da Schwab a San Francisco, quando i superiori le chiesero di prolungare l’orario di lavoro. «Sapevo che se mi fossi rifiutata, avrei rischiato il licenziamento, ma sapevo anche che se avessi accettato, non avrei retto ai nuovi ritmi» dice. Così ha deciso di dimettersi e diventare l’artefice del proprio futuro. E’ diventata commercialista freelance e, spiega, mette subito le cose in chiaro con i clienti: «Sono una mamma, perciò dovrà darmi la possibilità di essere flessibile, ma le garantisco che sarò puntuale».

Il cervello delle mamme di Katherine Ellison

Alla staffetta di lettura sul tema del lavoro, formula molto piacevole e dinamica, organizzata dalla Pastorale sociale del lavoro della Diocesi di Padova di sabato scorso ho letto questo articolo in forma più estesa.

Ero certa che avrei letto un passo di “Il cervello delle mamme” a mio parere davvero utile per le donne. Ero indecisa soltanto tra decine di passaggi illuminanti, ma i minuti a disposizione erano solo tre segnati alla fine da un gong che avevo paura si abbattesse prima di riuscire a leggere le conclusioni che di solito rivelano una soluzione strategica o un punto di vista singolare.

Alla fine ho scelto questo perchè anche se meno brillante di altre pagine a dir poco esilaranti della Ellison, mi sembra dia quei 2/3 concetti irrinunciabiliper ogni madre che si ritrova a conciliare lavoro e famiglia. E che in cuor suo vuole lottare per non rinunciare a nessuna delle due, perchè malgrado siano chiare le priorità della seconda sulla prima, comunque considera entrambe le dimensioni necessarie alla realizzazione sana, equilibrata, positiva di sè. Oltre che via obbligata per sopravvivere economicamente e pagare il mutuo;-)

Ho letto insomma. Parecchie donne, con mia sorpresa, lungo il pomeriggio sono venute a segnalarmi che il testo che avevo proposto le aveva impressionate positivamente. Alcune non le conoscevo, ma le parole lette su “di noi” avevano gettato un ponte di relazione. Quella solidarietà che dovrebbe fare e costruire sinergie impagabili e indistruttibili per un orizzonte che è ancora troppo lontano.

Registro anche che nessun uomo mi ha detto nulla. Può essere un caso, non ne voglio fare un dato sensibile, ma le percezioni sono elementi su cui riflettere. Si tratta di un problema ancora troppo femminile e troppo poco della società. Finchè non si fa questo passaggio, i risultati saranno sempre timidi e per la donna nel frattempo non vedo soluzioni molto diverse da quelle prospettate dalla Ellison: realismo e libera professione costruita attorno a dei saldi paletti.

Non sono così ingenua dal pensare che sia la strada di tutte, ma l’unica per alcune proprio si. Allora se vi sentite in questa direzione, care amiche andate in libreria e compratevi Il cervello delle mamme, segnatevi le pagine che vi danno forza con un post-it e mettetevolo sul comodino. Lungo la strada, quando il gioco si fa duro, riapritelo in una di queste pagine e rileggetevi le considerazioni della Ellison. Si tratta di scolpire nel nostro animo quanto la maternità elabori un cambiamento di intelligenza emotiva che alle aziende farebbe solo che bene ma di cui pochissime sono ancora in grado di cogliere l’alto valore aggregante e produttivo in termini di efficacia e risultati.

Quel sono una mamma, ho bisogno di flessibilità ma sarò puntuale è diventata la mia religione. Quel puntuale diventa il fiore all’occhiello per cui una serie di clienti ti cita e non farebbe mai a meno di te. I limiti che ti rendono un punto debole per la classica azienda diventano nella libera professione quella marcia in più su cui costruire le tue giornate, un equilibrio familiare e uno sviluppo professionale tutt’altro che banale.

Nella libera professione si scopro anche le notti, le giornate infinite, lo stringere i denti e lavorare senza tregua quando tutti riposano, ma sei tu che tieni i fili di un teatro dove i tuoi figli finalmente hanno la parte che hai sempre sognato e che meritano. Ritagliarsi anche solo un pezzetto di libera professione consente di respirare l’ossigeno che le madri avrebbero il diritto di trovare anche nella mentalità delle aziende dove si ritrovano ad essere delle dipendenti.

E’ un discorso complesso e stratificato che mi riprometto di proseguire, non semplice e lo pago su me stessa tutti i giorni. Magari con altri passi della Ellison. Intanto ho lanciato alcune “parole in libertà” come quelle di sabato scorso.

Avanti, senza timore… ci ritroveremo belle di quella bellezza dove la chirurgia è intima, scalfita, indelebile dentro di noi. Inespugnabili, una fortezza al femminile.

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